Stai finendo una sfumatura: il colore è steso bene e, all’improvviso, sulla superficie compare una goccia. L’acqua nel tubo dell’aerografo non è un guasto e non è un errore di tecnica: è condensa, e arriva dal compressore.
Stai finendo una sfumatura, il colore è steso bene, e all’improvviso sulla superficie compare una goccia d’acqua che si porta via mezz’ora di lavoro. Non è un guasto e non è un errore di tecnica: è condensa, e arriva dal compressore.
In breve
L’aria contiene vapore acqueo. Quando viene compressa si scalda, e raffreddandosi nel serbatoio e nel tubo quel vapore torna liquido. L’acqua arriva così fino all’ugello. Si risolve scaricando la condensa dopo ogni sessione, montando un separatore d’acqua sull’uscita del compressore e lasciando raffreddare il motore ogni tanto. I compressori senza serbatoio producono molta più condensa di quelli con serbatoio.
Indice dell'articolo
TogglePerché esce acqua dall’aerografo?
L’aria che respiri contiene sempre una certa quantità di vapore acqueo. Il compressore aspira quell’aria e la comprime: comprimendola la scalda, e l’aria calda trattiene ancora più umidità.
Poi però quell’aria si raffredda, dentro il serbatoio o lungo il tubo, e il vapore che non riesce più a restare sospeso torna allo stato liquido. È lo stesso identico fenomeno della bottiglia fredda che si imperla quando la tiri fuori dal frigorifero.
A quel punto l’acqua è dentro l’impianto, e prima o poi esce dall’ugello insieme all’aria. Non c’è preavviso: succede nel momento in cui la goccia raggiunge la punta, che quasi sempre è mentre stai lavorando su una sfumatura.
Perché d’estate il problema peggiora
Più l’aria è calda e umida, più vapore acqueo contiene. D’estate il compressore aspira aria molto più carica di umidità rispetto a gennaio, quindi produce molta più condensa a parità di lavoro.
Ci si mette anche il motore: in una stanza a trenta gradi si scalda più in fretta e più a lungo, e più il compressore è caldo più condensa genera.
Per questo d’estate sembra che l’aerografo abbia sviluppato un difetto. Non è cambiato l’aerografo, è cambiata l’aria.
Compressori con e senza serbatoio: perché non producono la stessa condensa
Questa è la parte che quasi nessuno spiega, ed è quella che fa la differenza tra chi ha il problema ogni giorno e chi non se ne accorge quasi mai.
Compressori senza serbatoio
Sono i modelli piccoli e compatti, quelli che si comprano come primo compressore. Non hanno una bombola: l’aria viene compressa e mandata immediatamente nel tubo.
Questo comporta due conseguenze. La prima è che il motore lavora in continuo per tutto il tempo in cui dipingi, quindi si scalda molto e non si ferma mai a raffreddare. La seconda è che l’aria non ha nessun luogo dove sostare: esce calda e umida e va dritta verso l’aerografo, portandosi dietro tutto quello che contiene.
Sono compressori validi e per iniziare vanno benissimo, ma d’estate richiedono più attenzione e praticamente obbligano al separatore d’acqua.
Compressori con serbatoio
Qui c’è una bombola metallica in cui l’aria viene accumulata. Attenzione a un equivoco frequente: il serbatoio non serve a raccogliere l’acqua, serve a immagazzinare l’aria. Il fatto che l’acqua ci si depositi dentro è un effetto collaterale, ed è proprio quello che ti salva il lavoro.
Il vantaggio è doppio. L’aria staziona nel serbatoio, si raffredda, e la condensa si deposita sul fondo invece di correre nel tubo. E il motore non lavora in continuo: si accende quando la pressione scende e si spegne quando è a regime, quindi resta molto più freddo.
Sotto il serbatoio trovi una piccola valvola di scarico. È da lì che tiri fuori l’acqua accumulata.
Da sapere
Se hai un compressore senza serbatoio e ti accorgi che il problema si presenta soprattutto dopo la prima mezz’ora di lavoro, non stai immaginando: è il momento in cui il motore ha raggiunto la temperatura massima e la produzione di condensa aumenta.
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Quale scegliere
| Senza serbatoio | Con serbatoio | |
|---|---|---|
| Condensa prodotta | Molta | Poca |
| Funzionamento | Continuo | A intervalli |
| Rumore | Costante | Solo quando riparte |
| Ingombro e prezzo | Contenuti | Maggiori |
| Filtro anticondesa | Indispensabile | Consigliato |
Modelli di riferimento: compressore compatto senza serbatoio e compressore con serbatoio.
Come eliminare l’acqua dal tubo dell’aerografo
Tre interventi, dal più semplice al più risolutivo.
1. Scarica la condensa dopo ogni sessione
Se il tuo compressore ha il serbatoio, sotto trovi una valvolina. La apri, lasci uscire quello che c’è, la richiudi. Dieci secondi.
Fallo una volta a settimana, quando l’aria si è raffreddata e l’acqua è tutta sul fondo. Se non l’hai mai fatto, mettici sotto uno straccio o meglio, un piccolo contenitore: la prima volta esce più acqua di quanta immagini, spesso scura perché porta con sé residui di olio e ruggine.
2. Monta un filtro anticondensa
È la soluzione vera. Si avvita sull’uscita del compressore e intercetta l’umidità prima che entri nel tubo. Nella maggior parte dei modelli è combinato con il manometro: con un solo pezzo ottieni due cose: aria asciutta e la possibilità di regolare e leggere la pressione con precisione.
Quest’ultimo punto vale da solo l’acquisto: lavorare sapendo a quanti bar stai andando cambia il controllo che hai sul lavoro, soprattutto sulle sfumature morbide.
Riduttore di pressione con manometro e separatore d’acqua
Consiglio
Il separatore all’uscita del compressore ferma l’umidità proveniente dal serbatoio, ma un po’ di condensa si forma anche lungo il tubo, soprattutto se è lungo. Se lavori in ambienti molto umidi, puoi aggiungere un secondo filtrino in linea vicino all’aerografo: costa pochissimo e cattura quello che si genera dopo.
3. Fai riposare il compressore
Vale soprattutto per i modelli senza serbatoio. Ogni quaranta minuti circa spegnilo per qualche minuto, e tienilo lontano da fonti di calore e dalla luce diretta del sole. Non coprirlo e non chiuderlo in un mobile: ha bisogno di dissipare.
Di cosa hai bisogno davvero?
Se hai un compressore con serbatoio e dipingi saltuariamente: ti basta scaricare la condensa con regolarità.
Se hai un compressore senza serbatoio: il separatore non è un accessorio, è necessario. Senza, d’estate il problema si ripresenterà.
Se lavori su commissione o su superfici che non puoi rifare, come un casco o un serbatoio di moto: separatore sull’uscita più filtro in linea vicino all’aerografo. Il costo è irrisorio rispetto a un lavoro da rifare.
Domande frequenti
Ogni quanto va scaricata la condensa dal compressore?
É sufficiente una volta a settimana se dipingi spesso. Lasciare acqua nel serbatoio a lungo favorisce la ruggine.
Il filtro anticondensa elimina il problema del tutto?
Elimina l’umidità che arriva dal compressore, che è la quasi totalità. Una piccola parte può formarsi nel tubo dopo il filtro; per questo, in condizioni difficili, si aggiunge un secondo filtrino vicino all’aerografo.
Perché l’acqua esce specialmente d’estate?
Non esce solo d’estate, ma d’estate è molto più abbondante perché l’aria calda contiene più vapore acqueo e il compressore lavora a temperature più alte.
L’acqua nel tubo può danneggiare l’aerografo?
Non lo danneggia in modo, ma rovina il lavoro e nel tempo può favorire ossidazioni all’interno del corpo.
Un compressore più potente risolve il problema?
No. La potenza non c’entra: conta la presenza del serbatoio, il raffreddamento e il filtro. Un compressore potente, ma senza filtro, continuerà a portare acqua nel tubo.
Un problema che si risolve una volta sola
La condensa è uno di quei fastidi che sembrano casuali, ma hanno una causa precisa e una soluzione definitiva. Una volta capito da dove arriva e montato il pezzo giusto, non ci pensi più.
È lo stesso approccio che uso nei corsi: prima capire cosa sta succedendo, poi intervenire. Se vuoi imparare l’aerografia partendo dalle basi giuste, qui trovi il corso per principianti.

Lorena Straffi è docente alla Scuola delle Arti e aerografista professionista da oltre 35 anni. Specializzata in miniatura su gioielli, penne da collezione e oggetti preziosi, ha lavorato per Ducati, Montegrappa, Tibaldi, Colnago, Zippo Italia, Fondazione Senna e Fondazione Muhammad Ali, con opere esposte all’Hermitage di San Pietroburgo e al Museo del Tè di Londra. Dal 2010 ha fondato la Scuola delle Arti, dove ha formato oltre 8.000 allievi.