In breve, se hai fretta: la pulizia dell’aerografo non è una sola operazione, sono tre. Un risciacquo veloce tra un colore e l’altro, una pulizia di fine sessione da cinque minuti, uno smontaggio completo ogni tanto o quando lo strumento inizia a fare i capricci. Se fai bene le prime due, la terza ti servirà molto di rado. E la maggior parte dei problemi che sembrano guasti sono in realtà residui di colore secco.
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ToggleIl tuo aerografo probabilmente non è rotto
In più di trentacinque anni di professione aerografista, e da quando nel 2010 ho aperto la scuola, ho avuto in mano migliaia di aerografi portati in aula da allievi convinti di aver comprato un pezzo difettoso. Sputa, non sfuma, fa la ragnatela, il tasto è duro, l’ago non torna indietro. Nella stragrande maggioranza dei casi lo strumento era semplicemente sporco.
Questo è il motivo per cui, alla domanda “come si pulisce l’aerografo”, rispondo sempre con un’altra domanda: “quando lo pulisci? Perché la risposta giusta non è “alla fine’, ma “in tre momenti diversi, e ognuno richiede una cosa diversa’”. Chi tratta la pulizia come un unico rito di fine giornata finisce per fare troppo poco quando servirebbe poco, e troppo tardi quando ormai serve tanto.
Vale la pena dirlo subito, perché è la logica con cui insegno tutto il resto: si impara a usare bene lo strumento e poi lo si usa su qualsiasi superficie. Cambiano la vernice e la preparazione del supporto, ma l’aerografo è sempre quello e va tenuto pulito, lo si usa allo stesso modo sia che si dipinga un casco, una tela, un modellino o un paio di scarpe.
I tre livelli di pulizia
Livello 1: il risciacquo tra un colore e l’altro (30 secondi)
Serve solo a rimuovere il colore precedente dal serbatoio e dal condotto, non a smontare nulla. Butta via il residuo di vernice, metti nel serbatoio un po’ di diluente adatto al colore che stai usando, fallo bollire e poi spruzza dentro una cleaning station o su uno straccio/carta finché non esce trasparente. Se il colore è molto coprente o molto scuro, ripeti la seconda volta.
Un trucco che insegno sempre: mentre spruzzi, chiudi l’ugello con un dito (con il tappo del diffusore o un pezzetto di carta) e spingi giù il tasto e tira indietro per un attimo. L’aria torna nel serbatoio e fa gorgogliare (bollire in gergo) il diluente, che così lava anche le pareti interne. Farlo per un paio di secondi basta e avanza, e va fatto con delicatezza, senza soffiare vernice ovunque.
Livello 2: la pulizia di fine sessione (5 minuti)
Dopo il risciacquo del livello 1, si puliscono le due parti che effettivamente raccolgono lo sporco: il proteggi ago anteriore e l’ago.
- Allenta il dado posteriore, sfila l’ago tirandolo indietro con una leggera rotazione (mai in avanti: rovinerebbe la punta e l’ugello).
- Puliscilo passando un panno morbido imbevuto di diluente dalla base verso la punta, sempre nella stessa direzione, e guardalo in controluce: la punta deve essere perfettamente dritta e lucida.
- Smonta il copriago e puliscilo con il prodotto di pulizia usando carta e pennellino, pulisci anche la punta dell’ago che spesso ha dei residui di colore secco, questa operazione andrebbe fatta anche durante il giorno per mantenere pulita la parte dellla punta dell’ago e del copriago.
- Passa il pennellino o gli appositi scovolini nel corpo, dove passa l’ago, e poi rimonta tutto senza stringere troppo: riavvita il copriago e la vite ferma ago con delicatezza .
Se fai questo ogni volta che finisci di dipingere, l’aerografo resta praticamente nuovo per anni.
Si fa una pulizia più accurata, smontando anche il gruppo tasto ecc, se il giorno dopo non si aerografa.
La checklist di fine sessione
✅ Serbatoio svuotato e sciacquato finché non esce trasparente
✅ Ago sfilato all’indietro, pulito dalla base alla punta, controllato in controluce
✅ Cappuccio copriago e ago smontati e puliti
✅ Pennellino passato nel condotto interno e sullo snodo del tasto
✅ Guarnizioni asciutte, mai lasciate a bagno
✅ Rimontaggio a mano, senza chiavi e senza forzare
✅ Aerografo appoggiato sul supporto, non in un cassetto con l’ago verso il basso
Livello 3: lo smontaggio completo (quando serve davvero)
Questo è il livello di cui parlavo nella prima versione di questo articolo, cinque anni fa, e resta valido. Si fa quando l’aerografo lavora male e i primi due livelli non hanno risolto il problema: il tasto è duro, l’ago non scorre bene, la nebulizzazione resta irregolare anche con il colore ben diluito.
Si smonta tutto, comprese le parti posteriori e il gruppo del tasto comando, e si pulisce pezzo per pezzo con il pennellino e scovolini in un contenitore con il prodotto di pulizia. Lo snodo del tasto comando merita particolare attenzione: è lì che si accumula lo sporco che rende il comando dell’ago meno morbido e meno preciso.
L’ordine da seguire, partendo dal retro:
- Togli il tappo posteriore.
- Svita la vite ferma ago.
- Sfila l’ago, sempre all’indietro.
- Svita il meccanismo guida ago, facendo attenzione alla molla interna: è il pezzo che cade e si perde più spesso.
- Togli il tasto comando.
Poi si passa al davanti, con la stessa calma: cappellotto proteggi ago, cappellotto proteggi duse, duse. Da qui in avanti i pezzi sono piccoli e delicati, quindi fate attenzione.
Il trucco per non finire il prodotto di marca in tre sessioni
I detergenti specifici delle case di colori funzionano benissimo, ma costano. Il modo di farli durare è usarli per ultimi: si fa prima tutto il lavoro grosso con un prodotto di pulizia comune che contenga un minimo di ammoniaca, passando il pennellino su tutte le parti sporche, e solo alla fine si ripassa il tutto con il prodotto della marca dei colori che stai usando. Il risultato è identico, il consumo di prodotto costoso si riduce di parecchio, volendo puoi addirittura evitare di usarlo.
Tre raccomandazioni. Le guarnizioni in gomma o teflon non vanno lasciate a bagno, si gonfiano e poi non tengono più. Lavora sopra un vassoio con i bordi, o dentro il coperchio di una scatola, e tieni il tavolo sgombro da tutto il resto: le molle e i fermi degli aerografi sono piccoli, saltano via e finiscono sempre sotto il mobile più pesante della stanza.
E poi una cosa che riguarda te, non lo strumento: non spruzzare prodotto di pulizia nell’aria della stanza. Fa male ai tuoi polmoni e non fa bene all’ambiente. Il grosso dello sporco si toglie con la carta da officina, quella in rotoli, e si spruzza solo il minimo indispensabile, nella cleaning station con il filtro o nell’aspiratore. Quando si lavora con i solventi, mascherina e guanti non sono un eccesso di prudenza: sono il motivo per cui dopo trentacinque anni sto ancora bene.Per gli acrilici basta una mascherina semplice per la polvere se vuoi, non servono i guanti se non per non sporcarti.
Con cosa si pulisce: il prodotto dipende dalla vernice, non dall’aerografo
Questa è la parte che genera più confusione, perché ognuno consiglia il suo prodotto preferito senza specificare per quale vernice lo usa. La regola è semplice: il pulitore si sceglie in base al colore che hai spruzzato.
- Colori acrilici per aerografo : per la pulizia usa un cleaner comune con una piccola quota di ammoniaca. L’ammoniaca scioglie l’acrilico già asciutto, ed è il motivo per cui i cleaner dedicati funzionano meglio della sola acqua. Alcuni si trovano bene con l’alcool a 96 gradi ma non va bene per tutti i colori, fate i test
- Colori a solvente, uretanici, per carrozzeria: diluente nitro, va bene quello economico o da lavaggio, o il diluente indicato dal produttore del colore. Qui l’acqua non serve a nulla.
- Inchiostri e colori a base alcolica: alcol isopropilico, che è anche il jolly per la pulizia finale delle parti metalliche perché evapora senza lasciare residui.
IMPORTANTE: se fate lavori per clienti usate tutto della stessa marca, vernice e diluente per evitare che non siano compatibili, è una cosa a parte il prodotto di pulizia che può appunto essere invece questo indicato sopra.
Cosa non usare: acetone puro (aggredisce cromature e guarnizioni), il bagno a ultrasuoni con l’aerografo montato o con le guarnizioni dentro. Gli ultrasuoni vanno bene, ma solo sulle parti metalliche smontate e con il liquido giusto.
C’è poi una cosa che con la pulizia sembra non c’entrare e invece è direttamente collegata: se dentro il tubo arriva umidità, il colore ti si rovina anche con l’aerografo pulitissimo. Ne ho parlato qui, acqua nel tubo dell’aerografo, perché succede e come risolverla. E se la nebulizzazione resta irregolare anche dopo una pulizia fatta bene, il sospettato numero due è la diluizione del colore: trovi tutto in diluizioni e colori per aerografo.
I quattro errori che accorciano la vita a un aerografo
- Lasciare il colore dentro “solo per un attimo”. Un acrilico inizia ad asciugare nell’ugello in pochi minuti. La pausa pranzo con il serbatoio pieno senza diluirlo un pò e senza mettere il tappo fa seccare il colore.
- Sfilare l’ago in avanti. Va sempre estratto all’indietro. .
- Stringere l’ugello con forza con la chiavetta. Quella chiavetta serve a smontare e rimontare con delicatezza.
- Smontare tutto solo quando qualcosa non va. Se l’aerografo va bene, va solo pulito come da fase 1 massimo 2.
Quello che tengo sul tavolo
Non serve molto, ma queste quattro cose cambiano la vita:
- Cleaning station per aerografo: il contenitore con il filtro dove spruzzare il diluente sporco senza riempire la stanza di nebbia.
- Kit di pennellini e scovolini per aerografo: quelli sottili arrivano dove le dita non arrivano.
- Airbrush cleaner (detergente specifico): sceglilo coerente con il tipo di colore che usi.
- Guanti in lattice monouso: proteggono le mani dai solventi e, a differenza del nitrile, sono biodegradabili.
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Domande frequenti sulla pulizia dell’aerografo
Ogni quanto va pulito l’aerografo?
Un risciacquo veloce a ogni cambio di colore, una pulizia di ago e ugello alla fine di ogni sessione di lavoro, uno smontaggio integrale quando non lo usi per più di un giorno, oppure quando le pulizie più leggere non hanno risolto il problema.
Posso pulire l’aerografo solo con l’acqua?
L’acqua non scioglie l’acrilico: per questo serve un detergente specifico per aerografo, oppure prodotto di pulizia casalingo che contenga una piccola quantità di ammoniaca. Con i colori a solvente l’acqua non serve proprio.
L’aerografo sputa e fa le bolle nel serbatoio: è sporco?
Quasi sempre sì, ed è l’ugello. Le bolle nel serbatoio indicano che l’aria non trova la via di uscita e torna indietro, tipicamente perché l’ugello è parzialmente ostruito o non è avvitato a sufficienza. Smonta il gruppo ugello, puliscilo delicatamente, rimonta senza forzare. Se il problema persiste, controlla che l’ugello non sia crepato.
Devo smontare l’aerografo tutte le volte?
No, e anzi smontarlo di continuo lo disallinea. Ago sì, a fine sessione, e sono due minuti. Tutto il resto (tasto comando, parti posteriori, guarnizioni) si tocca solo quando c’è un motivo.
Come si pulisce un aerografo lasciato sporco da mesi?
Smontaggio completo e pazienza. Metti le parti metalliche a bagno nel detergente adatto al colore che c’era dentro e prova a pulire con pazienza con un pennellino e uno scovolino. Se dopo tutto questo l’ugello resta ostruito o presenta una crepa, sostituiscilo, non si lavora con l’ugello/duse crepata o spannata.
Se vuoi imparare di persona come farlo
Leggere come si smonta un aerografo e vederlo smontare sono due cose diverse. In aula la pulizia e la manutenzione fanno parte del programma fin dal primo giorno, perché senza quelli tutto il resto dura poco. Se stai iniziando, guarda la giornata per principianti da 99 euro, materiali inclusi, oppure il corso principianti di due giorni, dove c’è il tempo di farlo con calma e di ripeterlo finché diventa un gesto automatico.

Lorena Straffi è docente alla Scuola delle Arti e aerografista professionista da oltre 35 anni. Specializzata in miniatura su gioielli, penne da collezione e oggetti preziosi, ha lavorato per Ducati, Montegrappa, Tibaldi, Colnago, Zippo Italia, Fondazione Senna e Fondazione Muhammad Ali, con opere esposte all’Hermitage di San Pietroburgo e al Museo del Tè di Londra. Dal 2010 ha fondato la Scuola delle Arti, dove ha formato oltre 8.000 allievi.